La Didattica

Non nascondiamo che il nostro progetto sia ambizioso. L’obiettivo è quello di scardinare alcuni passaggi del modo di fare formazione che non appaiono più adatti ai tempi.

Per farlo in maniera corretta abbiamo voluto impostare un preciso modello didattico che prende atto delle trasformazioni in corso e di quelle che verranno, inglobandole al suo interno e provando a trasformarle in opportunità , piuttosto che considerali dei problemi.

Una didattica che si basa su alcuni punti ben delineati.

I corsi di T-Campus puntano a formare soggetti in grado di utilizzare efficacemente (e a diversi livelli) i nuovi modelli organizzativi che si racchiudono intorno all’Agile Umbrella e i moderni processi di progettazione che vengono genericamente identificati con il termine Design Thinking.

Tali modelli si discostano molto dall’interpretazione tradizionale dei sistemi organizzativi e della pratica di azione aziendale, quindi per accedere ai corsi sarà necessario seguire un percorso suddiviso in tre step durante il quale verranno fornite le informazioni concettuali di base necessarie ad affrontare l’intero iter formativo.

I tre step sono:

  1. LezioneZERO (cosa ci serve per comprendere la nuova normalità)
  2. DigitalGAP (i meccanismi base del mondo digitale)
  3. ToolBOX (le premesse di Agile e i nuovi modelli organizzativi e di business).

Ogni step prevede il superamento di test intermedi e di un test finale. Il superamento del test finale di ToolBOX da l’accesso completo ai corsi T-Campus.

Il modello formativo utilizza in maniera completa i modelli digitali. L’interazione degli studenti durante i corsi, lo svolgimento dei test e delle esercitazioni vengono monitorati ed inseriti all’interno di in un modello interpretativo che consente, passo dopo passo, di valutare i progressi nell’apprendimento e nella padronanza dell’argomento.

Il modello teorico di riferimento è quello della tassonomia di Bloom che divide il percorso formativo in fasi successive da far “sedimentare” prima di affrontare quella successiva. Gli studenti avranno sempre la possibilità, visionando ed analizzando i dati del il loro “cruscotto”, di monitorare il livello di acquisizione delle loro competenze, di individuare le eventuali carenze da correggere e le specificità da valorizzare.

Attraverso il “cruscotto”, inoltre, i docenti avranno un collegamento diretto e misurabile tra azioni e risultati e saranno in grado di ottimizzare in itinere la propria azione formativa.

Il progetto T-Campus comincia ad essere elaborato prima dello scoppio della pandemia e l'utilizzo di modelli di formazione a distanza era già al centro del modello ipotizzato.

Per questo motivo l’approccio adottato nell’organizzazione e strutturazione di questa modalità formativa è quello di concentrarsi sulle opportunità da sfruttare, non sui problemi da risolvere (che comunque vanno affrontati). D’altronde, molto prima della pandemia, le università della Ivy League stavano sperimentando un sistema misto che prevedesse lezioni digitali on demand per argomenti standard e una maggiore interazione docente-discente per gli argomenti più complessi.

I corsi T-Campus seguono la stessa logica, mettendo a disposizione on demand le lezioni più nozionistiche, per favorire la gestione del tempo di chi volesse usufruirne, e sviluppando in maniera sincrona gli argomenti dove l’interazione docente-discente è più necessaria.

Ogni corso prevede inoltre un monte ore di contatto diretto (one to one) con i docenti, che i fruitori del corso potranno prenotare allorquando sentissero la necessità di affrontare più dettagliatamente uno specifico argomento.


Il progetto finale è quello di costruire un campus digitale, un modello che prevede l’interazione continua tra gli utenti e la struttura: in orari d’ufficio sarà costantemente aperta una “camera” su Zoom alla quale tutti gli iscritti a T-Campus potranno accedere liberamente ed interagire con la segreteria per ogni informazione.

Attraverso la segreteria, inoltre, si potrà chiedere di entrare in diverse stanze private all’interno delle quali sarà possibile creare gruppi di lavoro su progetti, svolgere esercitazioni di gruppo o interagire con colleghi e professori.

La pandemia ci ha costretto a fare entrare il digitale nella nostra vita quotidiana accelerando i tempi di un processo iniziato molto tempo fa e che si è cercato invano (e stupidamente) di ostacolare. Il punto adesso è: dobbiamo imparare ad usare la tecnologia, evitando di farci usare da lei.

Conclusioni

Questo è il modello che abbiamo voluto costruire e prende l’avvio da una consapevolezza ineludibile ed imprescindibile: la trasformazione digitale è così profonda che dobbiamo ripartire dai fondamentali.

Per questo motivo abbiamo scelto uno stile comunicativo che, a tratti, può quasi apparire esoterico. Aderendo alla vecchia idea di Sir Francis Bacon (o Bacone, per come lo abbiamo italianizzato noi) riteniamo che il processo di conoscenza debba affrontare due fasi:

  1. pars destruens: dove si cancellano le informazione sbagliate;
  2. pars costruens: dove si concretizza la nuova conoscenza.

Il percorso che parte con LezioneZERO rappresenta la prima parte ed è quella che ci permette di affrontare efficacemente la seconda. Perché alla base della nostra idea di didattica c’è una frase che riteniamo essenziale.

Il vero pericolo non è l’ignoranza ma l’illusione della conoscenza

Stephen Hawking

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